Genitori senza fretta

(Pubblicato su Rinascita-Mensile della Parrocchia Sacro Cuore di Pontecitra-Marigliano  Aprile 2016)

È difficile pronunciarsi sull’educazione dei figli altrui, specialmente quando non se ne hanno e di conseguenza si rimane in silenzio per mettersi al riparo da quell’odiosa risposta: “tu non puoi capire”. Come se chi ci risponde così avesse capito tutto o sentisse il diritto di sentirsi su un gradino più alto e commiserarci dal suo elevato punto di osservazione.
Il mio pensiero è invece che ci chiedono visti per attraversare stati, patenti per guidare, permessi che legalizzano il nostro fare questo e quello, ma nessuno ci chiede una abilitazione da genitore e Dio sa quanto ce ne sarebbe bisogno. E invece va così, un rapporto sessuale, uno spermatozoo fortunato che vince il montepremi e toh, un nuovo individuo che deve appagare l’ego dei genitori. Sì, forse sono pessimista in questo senso, forse non è il vostro caso perchè voi siete senza dubbio dei genitori splendidi, ma a voi che pensiero viene quando incontrate per strada un genitore con un bimbo di uno-due anni e notate che padre e figlio hanno la stessa maglietta della squadra del cuore, lo stesso cappellino del campione di moto o la stessa t-shirt di quel gruppo rock? A me verrebbe da fare sempre la stessa domanda: prima di comprargliela glielo hai chiesto se davvero la voleva? E poi mi faccio una domanda ancora più grande. Davanti alla cronaca, quando nei punti di aggregazione sento parlare dei vari provvedimenti da prendere per i pedofili, mi chiedo quante volte si violenta un bambino senza avere la cognizione di farlo, senza avere la minima coscienza che in quel gesto, in quella scelta, in quell’atteggiamento di abbondanza o di mancanza si sta indirizzando una vita. Una vita a parte, una vita a sè e non una propaggine di noi stessi.
Comunque, nonostante non abbia figli mi piace leggere sull’argomento. Una delle prime rubriche che leggo su Internazionale è Dear daddy di Claudio Rossi Marcelli. Voglio condividere con voi questa riflessione.

Ero maniacalmente puntuale ma da quando ho dei figli sono una ritardataria cronica. C’è ancora speranza di tornare com’ero?–Eva
“Improvvisamente mi sono resa conto che dicevo alle mie figlie ‘sbrigatevi’ molto più spesso di ‘ti voglio bene’”. Quando ho letto queste parole della scrittrice statunitense Rachel Macy Stafford mi sono intristito. La frase che ripetevo io – “sbrigatevi che facciamo tardi” – era perfino peggio perché conteneva anche una minaccia.
Stafford si è accorta della sua brutta abitudine osservando la figlia maggiore che diceva “sbrigati” alla sorella: “E quando ha incrociato le braccia lasciandosi andare a un respiro esasperato, ho visto me stessa. E ho avvertito una stretta allo stomaco”, racconta. Nel mio caso, a farmi notare il mio automatismo sono stati i miei figli che, nei rari casi in cui non lo dicevo io, hanno cominciato a chiedermi: “Papà, siamo in ritardo?”.
Come se gli sembrasse strano non sentire la solita pressione da parte mia. Allora ho provato a cambiare atteggiamento e, anche se non sono riuscito a smettere completamente di dire “sbrigatevi”, sto cercando di dirlo meno, o se non altro meno spesso di “ti voglio bene”.
“Non è stato difficile eliminare ‘sbrigati’ dal mio vocabolario”, conclude Stafford. “La cosa dura è stata imparare a essere più paziente. Per renderci la vita più facile, quando dovevamo uscire ho cominciato a far preparare mia figlia con più anticipo. Ma soprattutto ho accettato il fatto che a volte arriveremo comunque in ritardo. E in quei casi mi dico che succederà ancora solo per qualche anno, finché mia figlia sarà una bambina”.

E ora un saggio del signor G…https://youtu.be/IVnPotcVkFQ

Genitori senza frettaultima modifica: 2016-04-10T11:00:27+00:00da carminegizio
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