Il profeta e l’irriverente

Diventi vecchio quando vedi che sempre più spesso ti lasciano quelli che hai amato. In questa settimana se ne sono andati in due: il profeta e l’rriverente.

Quando vidi giocare per la prima volta il profeta e la sua squadra, non pensai che quel pomeriggio avrebbe determinato un prima e un dopo. Sono stato sempre un europeista convinto, anche quando non sapevo di esserlo, e per me qual pomeriggio di giugno era solo una delle tante battaglie in cui annientare, se è possibile, i sudamericani. Poi cominciarono a giocare e non capii più niente. Il gioco di una palla che rotola e che come fine ha una rete, e anche il più stupido sa che è lì che deve cercare di metterla, assurse a magnificenza totale dando a quel gioco una sferzata che ancora oggi, a distanza di oltre quaranta anni, mostra e dimostra che cos’è l’arte moderna.

Grandi e grandissimi hanno esaltato le folle su un rettangolo di gioco, ma a nessun Pelè, Maradona, Platini o Messi si può essere associare la parola “innovazione”, decretare che quello di ieri non vale oggi. Ma, anzi, è il nuovo credo che per decenni, decenni e decenni imporra tutta la sua forza. Son cresciuto con il mito dell’Olanda e, se i miei giovani ormoni di allora me lo avessero permesso, avrei voluto avere anch’io i basettoni, come John, Willy, René o Rob. Forse qualche volta avrei voluto essere bello e elegante come Ruud per avere intono a me sempre belle donne, ma mai mi balenò di avere i piedi o la visione di gioco del Profeta. Perchè non si può desiderare di essere un profeta se non si ha un nuovo credo per catechizzare il mondo. Grazie Johan Crujiff per esserti mostrato ai miei occhi. Era bello perdere contro la tua Ajax, perchè come disse quella volta l’allenatore della squadra avversaria a cui avevi appena fatto il gol impossibile, “davanti a un gol così non si discute, si applaude”.

E poi l’irriverente. Eh sì, ieri sera se ne andato anche lui a 87 anni, ma in questo caso non è vecchiaia perché era un continuo schiudersi di nuovi orizzonti della lingua. Il parlar bene era la sua irriverenza. Peccato che fosse difficile vederlo in tv, anche se ultimamente si era dato in pasto ai teleschermi. Bisognava andare a teatro a goderselo. E io ci andai. Quella sera non lo vidi recitare, cantare e ballare, anche se il suo teatro era questo, ma una sola e altra cosa: un essere umano che lavorava di fioretto e trafigge gli astanti con la sua ironia. Nel mio lessico c’è una sua splendida battuta a chi gli dava del maestro – “e non mi hai ancora visto camminare sull’acqua” – emblema del suo essere e del nostro mondo che ha abbsato l’asticella del gusto per lo spettacolo ai vari talent e a questa nuova categoria dei giudici dei talent.

Sono stato un ragazzino fortunato, troppo fortunato. A quelli di oggi la tv regala reality, talent, comparsate di gente a cui un tempo non si sarebbe data l’oppurtunità di aprire bocca su una scena, gente nemmeno capace di esser sacrificata come il peggiore degli sparring partner. La mia fortuna invece sta nel fatto che mia mamma, si ben chiaro con la sua quinta elementare e non grande luminare dello italico idioma, guardava in tv i grandi classici del teatro e fin dove mi spingevano i miei occhi aperti di bambino, li guardavo anch’io. Ho visto Schiller, Cecov e Pirandello e senz asapere chi fossero hanno gettato in me il seme dell’uomo che sono, l’eterno innamorato della parola. E se sono così lo devo anche a lui, a Paolo Poli. Non mi piace dire “l’attore Paolo Poli”, ma “l’uomo libero Paolo Poli”. Perchè in questa sublime arte era un esempio raro e straordinario. Mentre tutti cercano un palco per esibirsi, Poli faceva palco qualsiasi situazione in cui era presente. I suoi ricami linguistici si elevavano nel cielo e a te che ascoltavi era chiara una cosa, una cosa di cui oggi purtroppo onon tutti vogliono capacitarsene, che c’è chi nasce artista e chi nasce pubblico. I primi possono fare i secondi, ma i secondi non possono assolutamente recitare il ruolo dei primi. E se questo avviene… Non oso pensare che uomini saranno questi ragazzini.

Prima parlavo di sparring partner. E per gli stessi motivi che amo ogni forma di celebrazione della parola Sparring partner

Il profeta e l’irriverenteultima modifica: 2016-03-26T12:24:34+00:00da carminegizio
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