27/01/2012
Train de vie
Uno spezzone tratto da uno dei film più geniali sull'olocausto con Shlomo che decide di far il matto perchè il posto da rabbino era già occupato.....
08:14
Scritto da: carminegizio
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26/01/2012
Una lentezza nuova
Quello che segue non sò cos'è. Forse è un piccolo racconto nato dalla cronaca di questi giorni e dal mio desiderio di voler vivere in un mondo disperatamente lento.....
Quando la vettura si fermò giusto al centro della strada, Lucas tentò un colpo di acceleratore, ma non ebbe alcuna risposta dal motore. Battè forte i pugni sul volante, poi si guardò intorno alla ricerca disperata dell'uomo delle giostre, quella figura sinistra che giocava a fare Dio all'interno di quei pochi metri quadri della cabina dei comandi, ma non lo trovò. Coprì con un rapido sguardo tutta la strada che si inerpicava su per la salita, si allontanò da questo pensiero cambiando completamente espressione: tutta la rabbia e la disperazione cedettero il campo al panico. Lo sentì arrampicarsi su per la schiena fino a piantare la bandiera del colonizzatore proprio lì, in mezzo ai suoi pensieri. Quel panico che sembra un sasso gettato in uno stagno e allontana tutto il resto, anche ciò che fino ad un attimo prima era stato rivestito di una importanza vitale. Realizzò che il mondo stava vivendo un momento spartiacque perchè quello non era l'autoscontro del luna park che arrivava di tanto in tanto in paese, no, quella era la vita reale e la sua automobile bloccata, non da un congegno a tempo, sanciva la fine di un tempo che nessuno credeva sarebbe arrivato. Non bastava controllare quanti soldi avesse ancora in tasca così da scendere e poter tradurli in gettoni, no quelli oramai non servivano più a niente; almeno con quelli non ci avrebbe comprato più benzina, perchè essa apparteneva al mondo passato e il serbatoio della sua automobile ne aveva consumato pochi attimi prima le ultime gocce disponibili.
Da giorni i distributori erano stati presi d'assalto dagli automobilisti ignari che quello non fosse il solito sciopero e che, prima o poi, la situazione sarebbe tornata normale. Chi aveva fatto il pieno sperava di arrivare al prossimo rifornimento delle autobotti distillando l'attesa leggendo o ascoltando dai telegiornali dei disagi causati dagli scioperanti, centellinando gli spostamenti, ragionando su quanto carburante veniva sprecato per andare solo al bar dietro l'angolo; poi qualcuno avrebbe stilato il conto delle perdite e tutto normale, fino al prossimo blocco. Ma la questione non era così. Questa volta ogni tipo di carburante era finito per sempre. Viaggiavano i superstiti, resistevano ancora quelli che si spostavano poco per lavoro, quelli che andavano a gpl o metano avevano ancora poche chance da giocarsi, ma giorno più, giorno meno, la fine sarebbe arrivata per tutti.
Lucas decise di scendere dalla vettura, di cercare un simile con cui socializzare sul momento, farsi aiutare a spostarla evitando di lasciarla lì in mezzo alla carreggiata. Fu solo allora che si rese conto che tante macchine erano parcheggiate stramaledettamente a caso. I conducenti le avevano abbondonate lì dove l'ultima goccia di benzina li aveva lasciati al loro destino. Erano vuote, molte erano aperte, in altre c'erano anche le chiavi nel cruscotto, tanto nessuno poteva rubarle: erano giocattoli deposti per sempre nel solaio del mondo moderno. C'era chi aveva lasciato l'autoradio ancora acceso e passandoci accanto Lucas sentì arrivargli questo leggero brusio fatto di note sparse, di voci defraudate della cordialità di un tempo, di spezzoni di notizie che si sovrapponevano a suoni resi grevi dell'incredibilità di quanto era accaduto. Proseguì per centinaia di metri su per quella strada, scartando quella selva di specchi laterali, paraurti e portiere aperte fino a quando si voltò bruscamente, ubbidendo ad un richiamo inconscio. Vide allora centinaia di automobili immobili sparse a caso come quando terminava il giro sulla pista dell'autoscontro al luna park, solo che giù per quella strada nessuno si affrettava a montare sull'auto del colore preferito pronto a partire al comando dell'uomo delle giostre. Anzi, nessuno faceva più caso alla loro esistenza e, utilitarie o suv che fossero, tutte venivano ignorate come se costutuissero un esempio di ciò che poteva essere definito una nuova vergogna. Erano gli ultimi spasimi di un tempo imperniato sull'automobile. C'era chi aveva fatto sacrifici lavorando sodo per averne una e chi aveva perfino ucciso pur di sottrarla ad un altro e ora, ladri, assassini o legittimi proprietari erano tutti offesi dalla mediocrità dell'oggetto della contesa.
Si incamminò di nuovo senza una meta precisa quando un bip del suo telefono gli annunciò che anch'esso stava per abbandonarlo. Come se rincorso da un qualcosa di indefinito cominciò ad aumentare il passo, a testa bassa tra ciò che tra poco sarebbero state delle carcasse spelacchiate in mezzo a fili d'erba giovane spuntati dalle crepe dell'asfalto. Aumentava lentamente la cadenza trasformando il passo in una corsa cieca senza sapere nè dove, nè quando si sarebbe fermato. E sorrideva. Il pensiero che alimentava le sue gambe era che le città del mondo da quel momento sarebbero state sì molto più lontane, ma mete di soli viaggiatori mossi esclusivamente dalla curiosità di conoscenza. Niente più turismo liquido, niente spiagge esotiche deflorate da club e resort, niente più crociere per rozzi desiderosi soltanto di coccole e carezze, ma una consapevolezza nuova dell'andare sospesa in un tempo dilatato. Smaltì l'ultimo pensiero sul suo lavoro che oramai non aveva più ragione di esistere e si sorprese che questo non costituisse alcun peso, tanto qualcosa prima o poi si sarebbe inventato. Ora gli interessava ingabbiare il vento in una vela o pedalare sui vecchi tracciati delle strade ferrate. Non avrebbe portato con se nemmeno il suo inseparabile IPod con tutta la musica della sua vita: i suoni e le parole avrebbe dovuto riascoltarli a memoria, magari cambiando un verso in preda ad una dimenticanza. Finalmente non avrebbe visto tutto attraverso il monitor di un computer, ma sarebbe stato lui stesso ad andare incontro al mondo che stava per conoscere una lentezza nuova.
La prima volta che ascoltai questa canzone pensai a Marco Polo, al suo lento viaggiare per mondi completamente sconosciuti. Ancora oggi questi suoni mi conducono sulle vie della seta e quel lento soffiare in piccoli tubi di canna sembrano richiami di uomini alla perenne ricerca di se stessi.....
08:09
Scritto da: carminegizio
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24/01/2012
Pensiero stupendo
Vi invito a leggere il commento al mio post "L'ultimo spettacolo" inviatomi da Discanto. C'è qualche differenza tra le nostre scalette ideali per un concerto di Fossati, ma che importa. Importante è che la musica di Ivano continui a girare intorno...Per sempre.
Questo è un regalo d'addio.....
18:36
Scritto da: carminegizio
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